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	<title>CampaniaArtMagazine &#187; Enogastronomia</title>
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	<description>Rivista Arte e Cultura della Campania</description>
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		<title>“IL VINO E’ LO SPECCHIO DELL’UOMO”</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 22:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daorsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-586" title="vino" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/vino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Tale affermazione fu scritta dal più grande poeta greco del VII sec a.C, Alceo. Se pensiamo, cari lettori, a come realmente il vino, simbolo della gioia di vivere, sia a tutti gli effetti lo specchio dell’uomo e della sua tradizione culturale, ci rendiamo conto di quanto si possa dire di un popolo stesso (e che quindi di fronte a tali prove così inconfutabili, e napulitan song e megli!) . E che dire quindi del vino prodotto nel napoletano? Essendo la nostra una terra ricca di storia, è sicuramente ben noto come a tutti gli effetti  questo particolare nettare divino abbia occupato un posto fondamentale nelle consuetudini del napoletano “DOC”. Potremmo infatti parlare di svariate qualità di vino come doni della nostra cara e amata terra, nei profumi e nei gusti così generosa. Ma è anche vero che ognuno di questi vini, regala un’emozione, un profumo e un sapore che è unico nel suo genere e che ben si sposa con la cucina tradizionale partenopea.</p>
<p>Consideriamo un grande vino, simbolo della bellezza del nostro golfo: il <em>Lachrima Christi</em> . E’ un DOC famoso in tutto il mondo nelle sue diverse versioni: Bianco, Rosso, Rosato. Può essere secco o fermo, oppure spumante o liquoroso. In primo luogo il <em>Lachrima Christi </em>bianco viene ricavato dalle uve Greco di Torre, Coda di Volpe ed altre coltivate sulle pendici del Vesuvio, presso Napoli in particolare nei comuni di Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio e parte di altri dodici comuni. La sua gradazione alcolica oscilla tra gli 11 ai 13 gradi, è di colore oro pallido e profumo delicato e vinoso, alquanto gradevole. Per quanto riguarda le caratteristiche gustative è un vino secco, lievemente acidulo, alquanto più morbido del vino di Capri. Il nome, che significa “Lacrime di Cristo”, e varie leggende vorrebbero spiegarne l’origine. Legato a questo è l’aspetto del golfo di Napoli, definito come un vero e proprio lembo di paradiso e pare che Cristo venendo sulla Terra e trovando questo piccolo angolo di paradiso abitato da molti “demoni”, Egli proruppe in lacrime. Nei luoghi ove caddero tali preziosissime lacrime spuntarono verdeggianti viti: le viti dei vigneti del <em>Lachrima Cristi</em>. E’ un vino da gustare tanto fermo quanto spumante, va servito molto fresco: dai 6 a 10 gradi. Il suo bicchiere è il tulipano utilizzato proprio per vini bianchi. E’ un vino fantastico da compagnia, ma è anche in grado di accompagnare in modo eccellente piatti della tradizione napoletana marinara. La versione liquorosa è ottimale come vino da meditazione e per accompagnare dolci tipici come pastiera o sfogliatelle. E’ di colore rosso rubino, ricavato dalle uve di Piedirosso ( Per ‘e Palummo) e di Aglianico. Dal profumo gradevolmente vinoso e dal retrogusto secco e armonico, si presenta in un bicchiere formato calice per dessert. Il Rosso secco invece, è indicato per arrosti e selvaggina servito a 16 gradi; al contrario se è versione spumante è indicato per concludere un pasto in compagnia con grande stile, e in questo caso il bicchiere indicato è il tulipano per vini rossi.</p>
<p>Un altro fantastico vino è il <em>Greco Di Tufo,</em> un vino prestigioso, secco e gradevole (DOC). Un bianco ottenuto con uva di Greco e Coda di Volpe. Molto amato dai Romani come Catone e Varrone che ne celebrano l’importanza. Il suo è un colore giallo paglierino o dorato con profumo caratteristico e gradevole, sapore asciutto o abboccato con leggero retrogusto di mandorla amara. Usato come accompagnatore di piatti a base di pesce quali ostriche, aragoste, e altri crostacei; usato anche per accompagnare un semplice dessert e come base da spumante. La sua storia è legata al nome: il primo vitigno di questo tipo giunse infatti in Campania dalla Grecia, in particolare dalla Tessaglia. I Romani poi ne apprezzarono la raffinatezza, fu una specie di amore a prima vista e fu ciò ad aumentarne la coltivazione. Conservò per diversi anni il nome di <em>Aminea Gemina Maior</em> per poi prendere il suo nome attuale nel momento in cui arrivò nella sua patria, Avellino, nel territorio delle colline Irpine. E’ un vino che va servito a circa 8 gradi e il bicchiere indicato alla sua degustazione è un tulipano adatto a vini bianchi e frizzanti. La versione spumante viene adattata nel suo bicchiere, il flûte. Fantastico accompagnatore per cibi prettamente napoletani di tradizione marinara come l’impepata di cozze o la frittura di pesce.</p>
<p>Di storia e tradizione più antica è l’ <em>Aglianico Del Taburno </em>(DOC). Fu introdotto a Napoli dai calcidesi, provenienti dalla Grecia, quando fu fondata Cuma intorno all’ VIII sec a.C. Quando ci fu successivamente l’invasione di un’altra popolazione, quella dei Sanniti, mutarono le tecniche dell’Aglianico. Ecco perché ancora oggi queste viti vengono allevate con lo stesso sistema “a cortina”.Coltivato soprattutto nelle zone di Benevento, ha un colore rubino più o meno intenso e un profumo gradevole con una gradazione alcolica minima di 11,5 gradi fino a raggiungere i 12 gradi. Dal punto di vista gustativo è un vino decisamente importante di sapore asciutto e lievemente tannico ed esiste anche nella versione rosata. Va servito tra i 16 e i 18 gradi nel suo bicchiere, il ballon. Il Rosso e il Rosso riserva sono indicati per accompagnare carni rosse e selvaggina; la versione rosata viene servita a 14 gradi ed è un vino indicato per tutto un pasto nel suo bicchiere, il tulipano.</p>
<p>Si potrebbe parlare della magnificenza di altri vini quali il <em>Falerno del Massico</em> DOC ( vino quasi scomparso, dal colore paglierino e ricavato da vitigni di Falanghina,  dal gusto secco, armonico e consistente); il <em>Fiano di Avellino</em> ( un bianco ricavato da vitigni di Fiano, Greco, Coda di Volpe bianca, Trebbiano e Toscano, dal colore giallo paglierino e dal gusto secco e armonico); l’<em>Ischia Bianco</em> e l’<em>Ischia Bianco superiore</em> ( vini bianchi di tipo asciutto e armonico, ricavati da vitigni di Forastera e Biancolella) e l’<em>Ischia Rosso</em> DOC ( dal colore rubino intenso e ricavato da vitigni quali il Guarnaccia e il Piedirosso, un vino rosso asciutto e di medio corpo, giustamente tannico); il <em>Taurasi</em> DOCG (l’unico vino meridionale che si fregia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, un rosso ricavato dai vitigni quali Aglianico e altri a bacca nera, di colore rubino carico dal profumo gradevole ed etereo e dal gusto asciutto e aromatico); l’<em>Asprino </em>DOC (un vino bianco secco, prodotto con uva del vitigno omonimo; è leggero, poco colorato, alquanto gradevole e frizzante).</p>
<p>Se il vino, anzi ogni singola qualità di esso, potesse parlare di sé, affermerebbe con ben poca umiltà e modestia la cura e la bontà del napoletano in se per se. Ogni vino trasmette al suo degustatore emozioni e non solo sapori. Rappresenta fondamentalmente il legame tra il napoletano e la sua tavola: cosa ne sarebbe di un bel piatto tipico della tradizione culinaria partenopea senza … un buon bicchiere di vino? Il napoletano ha pensato proprio a tutto: a tavola non si scherza! Dal piatto al vino, tutto esplicita la simbiosi profonda tra il suo essere e la sua terra. Che dire per concludere… nun ve imbriacate!!!!!</p>
<p><strong>Dalila Orsi</strong></p>
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		<title>I Conti di Modica  sbarcano in Campania</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MiTrimarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-560" title="conti modica" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/conti-modica-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />Martedì 23 novembre l’Azienda Conti di Modica è sbarcata in Campania e precisamente a Trecase presso il ristorante Villa Agostina.Serata interessante per la degustazione guidata di sei vini e dei prodotti tipici offerti dalla proprietà arrivati direttamente da Alcamo.Organizzatori dell’evento Dario Duro esperto di enogastronomia a 360° e Michele Trimarco referente per la Campania dell’ Azienda, con la collaborazione del patron di Villa Agostina Cosimo Morga.La serata iniziata con ritardo per la pioggia abbondante che ha accompagnato gli ospiti anche per il ritorno a casa.Dopo i saluti di benvenuto da parte del direttore di Villa Agostina si è passati alla presentazione dell’azienda con il Dott.Stefano Cruciata uno degli undici soci di questa nuova realtà immersa nel cuore del territorio della DOC Alcamo,situata a Valle del Monte Bonifato tra la Riserva Naturale dello Zingaro e il Tempio Dorico di Segesta .L’enologo Dott.Guido Grillo ha illustrato il lungo lavoro razionale fatto, per la scelta delle migliori aree dove si sono impiantati i vigneti con cultivar sia autoctone come il Nero d’Avola,il Grillo,l’Inzolia,ilCatarratto,il Frappato,tutte uve che entrano come uvaggio anche in altre Doc più blasonate come il Marsala,il Cerasuolo di Vittoria Docg,ecc.rispettando la tradizione,ma con l’idea dell’innovazione e sia internazionali come Shiraz,Merlot,Chardonnay,Pinot nero e Grigio,Muller thurgau,ecc.dove hanno trovato un habitat ideale per il loro sviluppo e dando ai vini tutto il calore e il colore del sole della terra di Sicilia,nonostante questi vitigni sono di origine nordica.Ottimi i risultati raggiunti ,con prodotti inimmaginabili qualche decennio fa.I vini lavorati in azienda sono ben 15 tra bianchi ,spumante,rosato, rosso,rosso invecchiato,passito,tutti con nomi di fantasia,ammalianti ,come Malhìa,Disìo,Tesère,non potevano mancare  Isabella e Manfredi, i Conti di Modica ,che rappresentano le punte di diamante dei vini dell’azienda.Si è passati alle degustazioni dei vini  guidate dal Sommelier Michele Trimarco ,iniziando dal Tesère bianco,vino beverino,fresco, molto giovanile, prodotto da uve Catarratto e Chardonnay,poi si e proseguiti con l’Alcamo Doc bianco,più consistente,intenso, rotondo con profumi floreali e minerali,Catarratto in purezza,infine Isabella bianco caldo,pieno,morbido dai profumi intensi, floreali e fruttati esotici,nonché minerale, avvolgente,ricco.Dopo un break musicale si è passati ai rossi, dal Malhìa, nero d’Avola in purezza  ,all’Alcamo Doc ,due vini interessanti dallo stesso vitigno ma con caratteri e profumi diversi,infine il Manfredi bel vino da arrosti di carne e formaggi stagionati,intenso,complesso,robusto,pieno Syrah e Merlot sono i vitigni,sicuramente farà parlare di se a lungo per adesso è considerato il primo vino rosso siciliano di fresca nomina.La serata si è conclusa con la Regina dei dolci Siciliani la Cassata che ha avuto il consenso unanime di tutti i presenti.Finale spiritoso con le grappe dell’azienda Mazzetti d’Altavilla, anch’essa ottima azienda piemontese della provincia di Alessandria.Musica e Posteggia napoletana hanno allietato la serata.In sala erano presenti  alcune associazioni di categoria come l’ADA(direttori di Albergo),l’Amira(ass.Maitre),l’Associazione dei pizzaioli ,l’AIS Comuni Vesuviani, la sig.raMarilanda Maiello organizzatrice di eventi,giornalisti enogastronomici,l’attore Biagio Gragnaniello,Vito Cerbone noto fotoreporter dei vip,radio Punto Nuovo con il Vice direttore Gianni Esposito,Salvatore Franchini direttore di Campania Art Magazine giornale on Line ,l’Agenzia Palmieri&amp;Duro che con le hostess ha reso più piacevole la serata.Ad maiora</p>
<p><strong>Michele Trimarco</strong></p>
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		<title>Bagnoli Irpino:mostra mercato del tartufo nero.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 13:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rovodini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[bagnoli irpino]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è conclusa a Bagnoli Irpino la XXXIII edizione della Mostra mercato del tartufo nero e sagra della castagna  tenutasi   dal 29 al 31 Ottobre. Il gusto, la vista, il tatto e l&#8217;udito sono stati totalmente appagati. L&#8217;evento organizzato dalla Pro Loco Bagnoli – Laceno e patrocinato dal Comune di Bagnoli Irpino. Molti i piatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-518" title="festa tartufo" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/11/festa-tartufo-300x167.jpg" alt="festa tartufo bagnoli irpino" width="300" height="167" />Si è conclusa a Bagnoli Irpino la XXXIII edizione della Mostra mercato del tartufo nero e sagra della castagna  tenutasi   dal 29 al 31 Ottobre. Il gusto, la vista, il tatto e l&#8217;udito sono stati totalmente appagati. L&#8217;evento organizzato dalla Pro Loco Bagnoli – Laceno e patrocinato dal Comune di Bagnoli Irpino. Molti i piatti tipici e gli stand che hanno proposto piatti unici come la pasta condita al tartufo nero di Bagnoli, ai funghi porcini, l’insalata di tartufo, bruschette, salsicce locali, pecorino bagnolese, ecc.<br />
Gli appassionati di questi prelibati frutti del sottobosco conoscono il prezioso giacimento gastronomico di Bagnoli Irpino: tartufo nero, tuber mesentericum vitt. e castagna di Montella I.G.P. A queste due eccellenze è stata dedicata la mostra mercato di fine ottobre (29-31) che nell&#8217;edizione 2010 si è fatta precedere da un&#8217;anteprima, un &#8220;aspettando la mostra&#8221;, che ha portato a Bagnoli Irpino moltissimi visitatori. Si può dire un vero successo quest&#8217;anno poichè nei tre giorni che si sono susseguiti è stata registrata una presenza di almeno 150.000 visitatori, almeno 50.000 in più rispetto all&#8217;anno scorso. Eventi di richiamo, sono stati il connubio cibo-vino affidato alla degustazione dei vini dell&#8217;Alta valle del Calore ed il concorso letterario nazionale il &#8220;tartufo d&#8217;oro&#8221;. Altro il primato raggiunto: il tartufo più grande dell’anno messo poi all’asta. Trovato dal cavatore bagnolese Salvatore Marano, sull’altopiano del Laceno, il tubero nero pesa 469 grammi. Ma non finisce qui. Guinness dei primati anche per il tronco di castagne, dolce simbolo della kermesse gastronomica. Una torta, amorevolmente lavorata da uno sfaff di chef tutto al femminile, lunga 21 metri e 10 centimetri che supera il risultato del 2009 di 20 metri e 90 centimetri. Oltre 3 quintali di castagne amalgamate con zucchero, gocce di cioccolato, margarina, liquore strega, pan di spagna per un peso complessivo di 11 quintali di dolce. In scena anche divertenti dimostrazioni di ricerca del tartufo con il 12esimo concorso amatoriale per cani organizzato dall’Associazione Tartufai Monti Picentini e presentato dal segretario Giuseppe Caputo nonché assessore comunale alle Politiche Sociali. Mentre termina l&#8217;edizione 2010 già si pensa al prossimo anno la quale sarà maggiormente indirizzato alla promozione dell’evento, curando nel dettaglio il volto degli stand con una comunicazione visiva di affascinante appeal”. Ancora una volta saranno colori, profuni del luogo ad evidenziare quest&#8217;importante evento che caratterizza luoghi di particolare tradizione come Bagnoli Irpino.</p>
<p><strong>Roberto Vodini </strong></p>
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		<title>&#8220;O RRAU&#8221; Rassegna enogastronomica alle Fumarole di Ercolano</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 18:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rovodini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[donna mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[la cucina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[le fumarole ercolano]]></category>
		<category><![CDATA[parco nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[sophia loren]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio: tra Ercolano e Pompei vi è la dimora Le Fumarole in una posizione strategica alle falde del Vesuvio. E&#8217; qui che sabato 23 Ottobre 2010 è iniziata la rassegna enogastronomica della Dimora Le Fumarole,con un classico dei classici: IL RAGÙ Nella magica atmosfera del Parco Nazionale del Vesuvio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-528" title="ragù" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/11/ragù-300x225.jpg" alt="ragù napoletano" width="300" height="225" />Nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio: tra Ercolano e Pompei vi è<br />
la dimora Le Fumarole in una posizione strategica alle falde del Vesuvio. E&#8217; qui che sabato 23 Ottobre 2010 è iniziata la rassegna enogastronomica della Dimora Le Fumarole,con un classico dei classici: IL RAGÙ</p>
<p>Nella magica atmosfera del Parco Nazionale del Vesuvio, dove TERRA, ARIA e FUOCO si incontrano per dare vita a sensazioni senza tempo, nell&#8217;incantevole dimora LE FUMAROLE, un incontro con i sapori di casa nostra attraverso la narrazione di storie, curiosità e le tradizioni popolari. Tutti insieme rivivremo le emozioni della Napoli di un tempo, quell&#8217;atmosfera magica di &#8220;sabato, domenica e lunedì&#8221;, con Sophia Loren che ci guida nei misteri del piatto napoletano per antonomasia: il ragù&#8230;</p>
<p>Appena il tempo di ricordare cosa raccontava il grande Eduardo, la sacralità, l&#8217;immanenza, la centralità della pietanza per tutta la cultura culinaria del popolo napoletano e poi finalmente ci sarà LUI: il RAGU&#8217;, nelle due versioni storicamente più diffuse, con degustazione guidata dei vini in abbinamento.<br />
Il posto incantevole e strategico, l&#8217;ospite la figura che meglio poteva rappresentare la donna mediterranea e una delle specialità più conosciute e apprezzate dei tipici piatti napoletani.<br />
Il ragú napoletano molto diverso da tutti gli altri ragú di carne, pure ottimi, di cui è ricca la cucina italiana. Diverso per gli ingredienti, per la lunga preparazione, per l’estrema attenzione che richiede, per quella tipica fase di preparazione, fase a detta di alcuni del &#8220;peppiare&#8221;, ed infine per l’aroma che purtroppo sempre piú raramente si diffonde, il sabato sera, nelle scale dei palazzi di Napoli. L&#8217;unica salsa che può andare a nozze si suol dire, sulla tavola domenicale con i tronfi maccarune ‘e zite spezzati a mano o, meglio ancora, con duttili pacchere magari ‘mbuttunate!<br />
Fortunatamente ci sono ancora dei napoletani doc, che come carbonari o cospiratori del tempo andato continuano a parlare e talvolta a preparare mitici ragú come il Cielo comanda!</p>
<p> Allor? iam bell! O rraù è pront, mangiamm.</p>
<p><strong>Roberto Vodini</strong></p>
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		<title>Grande successo della “Cena al Buio a base di pizza”</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipalmieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[palmieri]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
		<category><![CDATA[pizzeria SHEKKINAH]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ristorante SHEKKINAH]]></category>

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		<description><![CDATA[al Ristorante Pizzeria SHEKKINAH di Volla (NA). Per una sera abbiamo messo da parte il senso predominante della vista per ragionare e sperimentare su noi stessi il vero significato del valore multisensoriale del cibo. Sedendo attorno ad un tavolo completamente al buio e con un ulteriore benda sugli occhi, per risvegliare tutti gli altri sensi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-461" title="shekkinah" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/shekkinah-300x300.jpg" alt="ristorante pizzeria shekkinah" width="300" height="300" />al Ristorante Pizzeria SHEKKINAH di Volla (NA).</strong></span></p>
<p>Per una sera abbiamo messo da parte il senso predominante della vista per ragionare e sperimentare su noi stessi il vero significato del valore multisensoriale del cibo.</p>
<p>Sedendo attorno ad un tavolo completamente al buio e con un ulteriore benda sugli occhi, per risvegliare tutti gli altri sensi del nostro corpo che di solito usiamo in modo superficiale, come quello del gusto, dell’olfatto, del tatto e dell’udito, giocando a capire le cose, a distinguere senza vedere, a dilettarci delle fragranze senza l’influenza di quello che vediamo, a scambiarci impressioni fuori dal controllo dello sguardo compiaciuto o disgustato del nostro vicino, ed è anche un modo per liberarci dalle dipendenze e dalle apparenze, incominciamo a comprendere in modo differente gli spazi che ci circondano e percepiamo chiaramente la presenza o l’assenza delle hostess vicino a noi e la loro distanza in base al suono della voce, che ci danno a loro volta utili consigli per riconoscere gli oggetti sulla tavola per farci sentire a nostro agio, in questo modo si affinano le potenzialità degli altri sensi del nostro corpo, ma e’ anche un’ulteriore occasione per saggiare a pieno alcuni prodotti tipici della nostra bella terra, come la pizza.</p>
<p>Possiamo dire con convinzione che è stata una esperienza stupenda che sicuramente ripeteremo, e che consigliamo a tutti i nostri cari lettori.</p>
<p>Tutto questo è stato realizzato ed organizzato venerdì 24 settembre al Ristorante Pizzeria Shekkinah di Volla famosa per la “Pizza Fiocco”, idea concepita dai gestori Roberto e Salvatore, dicendo di voler rompere gli schemi e far assaggiare alla loro clientela il reale valore “multisensoriale del cibo” con una “Cena al buio a base di Pizza”, ad un prezzo decisamente modico.</p>
<p>Visto il grande successo e la soddisfazione dei clienti, Shekkinah replica la “Cena al buio a base di pizza” ogni venerdì.</p>
<p> <strong>Vincenzo Palmieri</strong></p>
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		<title>Stage per giovani cuochi a Pozzuoli</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rovodini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[        A Pozzuoli  &#8220;Jamm bell&#8221;, stage per giovani cuochi Presenti gli Chef dell&#8217;associazione &#8220;Charming Italian Chef&#8221;  Continuano le iniziative di Malazè: dalla cucina delle mamme di Bacoli agli appuntamenti di Slow Food. Due giorni di formazione, Lunedì 6 settembre al Centro Congressi &#8220;Il Castello&#8221; di Arco Felice e martedì 7 settembre a Villa [...]]]></description>
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<div id="attachment_423" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-423" title="charmingitalianchef" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/charmingitalianchef.jpg" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Logo Associazione &quot;Charmin Italian Chef&quot;</p></div>
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<p>A Pozzuoli  &#8220;Jamm bell&#8221;, stage per giovani cuochi Presenti gli Chef dell&#8217;associazione &#8220;Charming Italian Chef&#8221; </p>
<p></strong></p>
<p><strong>Continuano le iniziative di Malazè:</strong> dalla cucina delle mamme di Bacoli agli appuntamenti di Slow Food.<strong> </strong>Due giorni di formazione, Lunedì 6 settembre al Centro Congressi &#8220;Il Castello&#8221; di Arco Felice e martedì 7 settembre a Villa Eubea di Cuma. &#8220;Jamm Bell&#8221; è stata sicuramente un&#8217;esortazione a darsi una mossa e ricercare nella qualità la chiave di riscossa del settore gastronomico.<span id="more-416"></span> In cattedra gli chef dell&#8217;associazione Chic (Charming Italian Chef). I giovani cuochi hanno vissuto con gli chef stellati della Chic due giorni intensi dedicati alle tecniche di cottura della cucina sia di mare sia di terra; l&#8217;obiettivo era fornire alla ristorazione locale nuovi strumenti e stimoli per la ricerca di una sempre maggiore qualità. Docenti d&#8217;eccezione sono stati Lino Scarallo, chef stellato del ristorante Palazzo Petrucci di Napoli e Agostino Petrosino, docente presso l&#8217;Alma, la scuola internazionale di cucina di Colorno diretta da Gualtiero Marchesi. Al termine delle due giornate di formazione si è tenuta una cena a Villa Eubea ad inviti esclusivamente per i giornalisti e blogger del settore dove sono stati serviti alcuni piatti preparati dai giovani chef locali sotto la guida dei loro maestri.<br />
<strong>Questi gli  altri appuntamenti dalle iniziative di Malazè:</strong></p>
<p><strong>Mercoledì 8 (ore 20,30) a Quarto</strong> presso &#8220;Quartum Cantine di Criscio&#8221;, &#8220;Il Teatro del Gusto&#8221; di Slow Food. Su un palcoscenico uno chef prepara una ricetta simbolo svelandone i segreti ai partecipanti. Seguirà degustazione e abbinamento di vini doc.<strong>Giovedì 9 (ore 18,00) al Centro Congressi &#8220;Il Castello&#8221; di Arco Felice</strong> seminario organizzato da Slow Food: &#8220;Il consumo consapevole del pesce: educazione e sostenibilità ambientale&#8221;. Un momento di approfondimento e riflessione, una guida con l&#8217;ausilio di tecnici della pesca marina ma anche del&#8217;acquacoltura.</p>
<p><strong>Venerdì 10 (ore 19,00)</strong> &#8220;Laboratorio del Gusto&#8221; di Slow Food al Vulcano Solfatara: un laboratorio di cucina geotermica, un momento particolare per parlare di sostenibilità delle produzioni e delle preparazioni in abbinamento ai vini doc dei Campi Flegrei.</p>
<p> <br />
<strong>Mercoledì 8 (alle ore 20,30)</strong> &#8220;Cena in vigna&#8221; con le cantine delle &#8220;Strade del Vino dei Campi Flegrei&#8221;, una sorta di gemellaggio tra produttori di vino e ristoratori. Le due anime dell&#8217;enogastronomia, insieme, prepareranno ricette con pesce azzurro nostrano e prodotti degli orti flegrei. Una guida per visitare le vigne sarà a disposizione dei commensali. Le cene si terranno nelle aziende vinicole di Bacoli, degli Astroni (Napoli) e di Quarto.</p>
<p><strong>Giovedì 9 (ore 21,00)</strong> &#8220;La centina amica&#8221;: incontro tra ristoratori e cantine accompagnati dagli esperti sommelier dell&#8217;Ais. Pozzuoli, Bacoli e Quarto.</p>
<p><strong>Giovedì 9 (ore 21,00)</strong> &#8220;Bollicine e crudità&#8221; sulla spiaggia del Castello di Baia. Un posto unico per assaporare i profumi del mare e la falanghina doc dei Campi Flegrei.<br />
<strong>Venerdì 10 (ore 19,00)</strong> Oinos, un banchetto a cielo aperto al Vigneto storico Mirabella sul lago d&#8217;Averno. Musiche a cura degli Echi Flegrei&#8221;.<br />
<strong>Venerdì 10 (ore 19,00)</strong> Il Laboratorio del Gusto al Vulcano Solfatara con Slow Food: cucina geotermica e sostenibilità elle produzioni.</p>
<p><strong>Da non dimenticare che tutti i giorni, fino al 14 settembre</strong>: prezzi speciali negli oltre cinquanta ristoranti convenzionati di <strong>Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Giugliano</strong> dove saranno serviti i &#8220;Menù di Malazè&#8221; con prodotti locali e vini doc a 25 euro (vino escluso). <strong>A Pozzuoli</strong> pesca-turismo diurno e notturno, appuntamenti pomeridiani con poesie, fotografia e teatro al Museo del Mare; sulle orme di San Paolo nel centro storico. <strong>A Bacoli</strong> visite all&#8217;antica Miseno, escursioni in barca sul lago e nel golfo Flegreo; visite guidate alla coltivazione di <strong>cicerchia</strong> dell&#8217;area flegrea e alle coltivazioni di <strong>cozze di Bacoli</strong>; <strong>visite guidate in superficie al Parco</strong><strong> </strong><strong>Sommerso di Baia.</strong></p>
<p><strong>Roberto Vodini</strong></p>
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		<title>A cena: il vino lo sceglie lei</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MiTrimarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[la scelta delle donne vino]]></category>
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		<description><![CDATA[  Negli ultimi anni stiamo assistendo a numerosi cambiamenti nel mondo del vino,uno di questi riguarda le donne e il loro rapporto con questa bevanda.L&#8217;evoluzione di questo aspetto riguarda in particolare il loro progressivo avvicinamento alla cultura del vino.Fenomeno che si potrebbe definire inevitabile per la sensibilità che è intrinseca nelle donne e che le aiuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="aligncenter size-full wp-image-413" title="donne vino" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/donne-vino.jpg" alt="donne vino" width="240" height="160" /> Negli ultimi anni stiamo assistendo a numerosi cambiamenti nel mondo del vino,uno di questi riguarda le donne e il loro rapporto con questa bevanda.L&#8217;evoluzione di questo aspetto riguarda in particolare il loro progressivo avvicinamento alla cultura del vino.Fenomeno che si potrebbe definire inevitabile per la sensibilità che è intrinseca nelle donne e che le aiuta a cogliere le sfumature dei profumi,dei colori,degli aromi.<span id="more-410"></span>Uno studio pubblicato su una nota rivista scientifica “Nature Neuroscience”da alcuni ricercatori di Filadelfia(USA),afferma che le donne possono allenare il loro naso a riconoscere alcuni odori e questa aumentata sensibilità conferisce loro vantaggi specifici”come un&#8217;accresciuta abilità a trovare il compagno ,a riconoscere la prole,a individuare il cibo e ad evitare l&#8217;esposizione a sostanze tossiche”.Insomma, le donne sono decisamente le più brave a riconoscere gli aromi:la statistica ce lo dice con un livello di confidenza che addirittura supera il 99%.Una spiegazione è data dalla tendenza delle donne ad usare di più l&#8217;emisfero destro,la parte del nostro cervello maggiormente emotiva e collegata all&#8217;elaborazione degli stimoli olfattivi e riescono ad interagire meglio con il linguaggio.Il risultato rivela che mentre molti maschi tendono a trovare nelle immagini dei punti di riferimento(caratteristica peculiare degli uomini),le donne raggiungono più rapidamente il verdetto senza commettere grossi errori.Generalmente l&#8217;età d&#8217;ingresso al consumo di vino per le donne è attorno ai 20 anni.Tendono a preferire i vini fruttati,gli spumanti e più in generale tutte le tipologie dei vini bianchi e quando chiedono il rosso (sempre più frequentemente )lo desiderano strutturato ,elegante e con un ampio bouquet.Insomma se è uso comune pensare che la donna beva solo vini dolci,leggeri e preferibilmente bianchi,non corrisponde a verità.L&#8217;identikit è piuttosto definito:se è giovane,colta,beve poco, ma bene,mentre con l&#8217;innalzarsi dell&#8217;età cresce la sua attenzione al prezzo.Sempre più vedono il vino come uno strumento di socializzazione ed il loro potere di decidere cosa bere va aumentando.Quindi non c&#8217;è da meravigliarsi se uscendo a cena con una donna,il vino lo sceglierà lei.Una scelta ragionata e competente.Nel 60% dei casi, la scelta della bottiglia o del calice viene fatta dalla donna,nel 40% dall&#8217;accompagnatore.Il ricorso al sommelier o all&#8217;esperto ,aumenta se le donne sono da sole in enoteca.Le amiche chiedono consiglio nel 65% dei casi,nel 35% sanno già cosa vogliono o lo scelgono da sole dalla lista. Intervistando alcuni operatori,è emerso che le donne acquistano e bevono vino soprattutto per piacere ed in abbinamento con i cibi,dimostrando una forte propensione all&#8217;apprendimento delle tecniche di degustazione,non a caso le troviamo sempre più numerose ai corsi di degustazione,ma anche a dirigere aziende vitivinicole,infatti il 25% delle imprese in Italia sono gestite da donne,il 10% inEuropa.Donne e vino un connubio di successo,”l&#8217;altra metà”della cantina e della vigna,è oggi una presenza importante nella filiera vitivinicola e nei settori confinanti con essa.Produttrici,enotecarie,sommelier,giornaliste eno-gastronomiche,sono loro che occupando ruoli di alta responsabilità si ritagliano uno spazio di direzione,in un mondo storicamente “maschile”.Il mondo della terra è sempre stato appannaggio delle donne,certo il loro ruolo era nascosto,quasi invisibile,ma economicamente fondamentale.Le donne gestivano l&#8217;amministrazione dei conti familiari e aziendali,Oggi invece la visibilità è maggiore,non solo perchè hanno preso consapevolezza delle loro capacità imprenditoriali,ma anche perchè la loro gestione di patrimoni e aziende vitivinicole dimostra professionalità,competenza e qualità.La donna è il nuovo protagonista del mercato del vino,ma anche nel turismo, è ormai una grande opinion leader.Si trovano persino agenzie che organizzano viaggi,incontri e degustazioni riservate alle donne appassionate di grandi vini.Infine ,tra i motivi di questa impennata del consumo femminile,sembra esserci anche quello legato alla conoscenza diffusa che un bicchiere di vino rappresenti un&#8217;ottima arma per perdere peso.Una consapevolezza scientificamente provata della capacità del vino di regolare naturalmente il metabolismo di oli e grassi.</p>
<p><strong>Michele Trimarco</strong></p>
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		<title>Dal Garum alla Colatura di alici</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MiTrimarco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cetara ,borgo marinaro,in provincia di Salerno “patrimonio dell&#8217;umanità “cosi battezzata dall&#8217;Unesco,un fazzoletto di terra in cui sono racchiuse bellezze ambientali,architettoniche,gastronomiche ,a far da cornice la Divina Costiera Amalfitana.L&#8217;attività prevalente è la pesca in particolare le alici,che in questa zona sono le migliori ,sia qualitativamente e sia come saporosità.La pesca delle alici risulta nel corso dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-404" title="colatura alici" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/colatura-alici-240x300.jpg" alt="colatura alici" width="240" height="300" />Cetara ,borgo marinaro,in provincia di Salerno “patrimonio dell&#8217;umanità “cosi battezzata dall&#8217;Unesco,un fazzoletto di terra in cui sono racchiuse bellezze ambientali,architettoniche,gastronomiche ,a far da cornice la Divina Costiera Amalfitana.L&#8217;attività prevalente è la pesca in particolare le alici,che in questa zona sono le migliori ,sia qualitativamente e sia come saporosità.<span id="more-403"></span>La pesca delle alici risulta nel corso dei secoli,l&#8217;attività più diffusa dei cetaresi,abili pescatori, che si tramandano di generazione in generazione un tradizionale metodo di salatura delle alici.</p>
<p>In passato era la marineria più importante e consistente nel golfo di Salerno con più di 20 lampare (barche di pescatori)che pescavano  di notte ingenti quantità di alici.Oggi oltre alle alici,si dedicano anche alla pesca del tonno rosso,prevalentemente destinato ai mercati asiatici.Come dicevo prima,i pescatori cetaresi abili nel conservare le alici con la salagione hanno scoperto che il liquido che usciva  da esse con la maturazione e la macerazione sotto sale,con qualche accorgimento particolare,frutto dell&#8217;esperienza maturata, poteva dare ricchezza al paese.Definita “la colatura delle alici”è il nobile discendente del Garum romano,menzionato da Plinio,usato da Apicio come salsa nei suoi banchetti.Oggi la Colatura delle alici differisce dal Garum in quanto esso era una salsa cremosa di pesce,ottenuta dalla macerazione di strati alternati di pesci piccoli interi e grandi tagliati a pezzetti(forse sgombri o tonni) con strati di erbe aromatiche tritate,il tutto ricoperto da sale grosso.La colatura delle alici è un liquido ambrato ottenuto dal processo di maturazione delle alici sotto sale.Queste sono pescate esclusivamente nel golfo di Salerno con la tecnica del “cianciolo”,( le barche usate dette “lampare”),nel periodo primaverile estivo che va da fine marzo  a fine luglio,in questo periodo le alici hanno un contenuto di grassi basso e sono particolarmente adatte alla salagione.Appena pescate vengono sottoposte a decapitazione ed eviscerazione(scapezzate) a mano e sistemate con la classica tecnica “testa-coda” a strati alterni di sale e alici,in un apposito contenitore in legno di castagno,”il Terzigno”(un terzo di botte).Completati gli strati,il contenitore viene coperto con un disco di legno(il tompagno) sul quale si collocano dei pesi(pietre marine).Per effetto della pressatura e della maturazione delle alici,un liquido comincia ad affiorare in superficie.Raccolto progressivamente viene concentrato naturalmente con esposizione al sole.Al termine del processo di maturazione delle alici di (circa 4-5 mesi) in genere tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre,avviene l&#8217;ultima fase,il liquido raccolto durante  tutto il periodo viene versato nel terzigno e attraversando i vari strati ne raccoglie il meglio delle caratteristiche organolettiche,viene poi recuperato facendo un foro sotto il terzigno con un attrezzo detto “vriale”e a goccia a goccia viene raccolto in un altro recipiente.Il risultato di tutto questo lavoro è un liquido limpido,di colore ambrato carico,dal sapore deciso,salato che conserva intatto l&#8217;aroma della materia prima,le alici salate.Agli inizi di dicembre la colatura è pronta per condire il piatto forte delle feste natalizie. E&#8217; tradizione che ogni famiglia del luogo la usi per condire gli spaghetti o linguine nelle cene della vigilia. La colatura è un condimento peculiare che può essere anche usato per insaporire,al posto del sale e con il suo aroma inconfondibile, primi piatti e verdure fresche o lessate. La colatura delle alici di Cetara è inserita nello speciale elenco del Ministero delle politiche agricole dei prodotti agroalimentari tradizionali da tutelare e da salvaguardare. Buon appetito!</p>
<p><strong>Michele Trimarco</strong></p>
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		<title>Grappa:Innanzitutto un fatto di stile</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MiTrimarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[La grappa è un’acquavite unica al mondo ed esclusivamente italiana che si ricava dalle bucce degli acini d’uva separate dal mosto o dal vino al termine della fermentazione alcolica.Questo fatto ne determina in modo inequivocabile il carattere,la storia,la tecnologia,la difficoltà nella produzione e quindi la preziosità.La grappa ha quindi il privilegio di essere ricavata dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-258" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/cotta-delle-vinacce-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" />La grappa è un’acquavite unica al mondo ed esclusivamente italiana che si ricava dalle bucce degli acini d’uva separate dal mosto o dal vino al termine della fermentazione alcolica.Questo fatto ne determina in modo inequivocabile il carattere,la storia,la tecnologia,la difficoltà nella produzione e quindi la preziosità.La grappa ha quindi il privilegio di essere ricavata dalla parte più aromatica dell’acino d’uva:la buccia,ma sopporta parallelamente gli oneri di una materia prima difficilissima da conservare e parimenti ostica da distillare.<span id="more-257"></span>Per questo in un bicchierino di grappa ,è racchiusa un’arte antica in continua evoluzione,un’arte capace di riportare immediatamente alla natura,alla civiltà rurale,al vigneto e al ribollire dei tini. Ma cos’è veramente la grappa secondo la legge:è una bevanda spiritosa ottenuta da vinacce italiane fermentate e distillate direttamente mediante vapore acqueo oppure dopo l’aggiunta di acqua e con eventuale aggiunta di feccia,quest’ultimo  componente che rientra per un massimo del 25% è molto importante per rafforzare i profumi del prodotto.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-259" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/distilleria-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />La grappa denominazione solo italiana, quando esce dall’alambicco è bianca,pura, non a caso è definita <strong>acquavite</strong> ,proprio per la sua purezza ,franchezza, è deve essere brillante,una lieve velatura è sintomo di qualche imperfezione nella distillazione.E’ definita <strong>giovane</strong> se ha questi requisiti e può essere bevuta già dopo qualche mese,è considerata <strong>affinata in legno</strong> se rimane nei contenitori dai 6 ai 12 mesi a maturare,abbiamo poi <strong>le invecchiate o vecchie</strong> se rimangono nelle botti per un minimo di 12 mesi,infine abbiamo la <strong>stravecchia o riserva</strong> in cui la grappa rimane per un minimo di 18 mesi in botte di legno.Altra categoria molto apprezzata sono le grappe <strong>aromatizzate</strong>,cioè quelle grappe a cui per infusione sono state aggiunte degli aromi di erbe,spezie o altro.L’invecchiamento della grappa è considerato solo il periodo di permanenza in legno ,in cui essa subisce numerose modificazioni grazie alla cessione di sostanze nobili da parte del legno e ad una serie di reazioni chimiche che nel tempo si hanno,arrotondando anche le spigolosità che una grappa giovane all’inizio  può avere.I legni usati per le botti, normalmente ,sono il <strong>rovere francese,</strong>ma si usano anche il frassino,il gelso,il melo,il ciliegio,il mandorlo ecc.questi legni oltre agli aromi,danno anche il colore ,ecco perchè le invecchiate hanno sempre un colore diverso.Questa è la grappa, un miracolo , un’arte e una tradizione tutta italiana,nata dalla Scuola Medica Salernitana esportata al Nord e perfezionata.</p>
<p><strong>Michele Trimarco</strong></p>
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		<title>La nobile arte dell&#8217;assaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MiTrimarco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assaggiare non vuol dire solo degustare,ma anche apprendere,se so già tutto a cosa mi serve di assaggiare? Il vocabolario della lingua italiana ,alla voce “assaggiare”dice”gustare un cibo o una bevanda in quantità limitata,quanto basta per avvertirne il sapore”.Alla voce”sapore”troviamo la sensazione del gusto.Purtroppo anche il vocabolario è molto limitato,in quanto non considera la parte fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-262" href="http://www.campaniaartmagazine.it/2010/07/08/la-nobile-arte-dellassaggio/assaggio/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-262" src="http://www.campaniaartmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/assaggio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Assaggiare non vuol dire solo degustare,ma anche apprendere,se so già tutto a cosa mi serve di assaggiare?</p>
<p>Il vocabolario della lingua italiana ,alla voce “assaggiare”dice”gustare un cibo o una bevanda in quantità limitata,quanto basta per avvertirne il sapore”.Alla voce”sapore”troviamo la sensazione del gusto.Purtroppo anche il vocabolario è molto limitato,in quanto non considera la parte fondamentale dell&#8217;azione e cioè l&#8217;annusare,il fiutare e il relativo senso dell&#8217;olfatto.<span id="more-252"></span>Ormai dimenticato e bistrattato,questo nostro grande senso sta perdendo il potere che aveva in passato.Dall&#8217;essere l&#8217;unico grande regolatore delle azioni verso il pericolo o altri eventi,è ormai relegato alla semplice percezione delle nuvole di profumo non ben specificate che attorniano ogni bipede pensante.Adesso tutto è immagine,forma,colori,rumori,cosi non si entra più nell&#8217;intimità delle cose.Oggi l&#8217;incontro tra sessi è stimolato prima di tutto dalla lunghezza di una gonna o dall&#8217;ampiezza di una scollatura,i ferormoni non li sente più nessuno,perchè inquinati da altro.Peccato,hanno vinto quelli del piano di sopra(gli occhi).Avevamo una straordinaria dotazione di strumenti per penetrare il mondo e li abbiamo persi,dimenticati,licenziati,ma per fortuna la situazione non è ancora perduta.Proviamo a ritornare un po’ bambini e a lasciarci invadere dalle emozioni.</p>
<p>Ma perché si assaggia?Prendiamo l’esempio del vino,una bottiglia di vino,rappresenta la sintesi del perfetto equilibrio tra la natura,la mano dell’uomo e la tecnica .La funzione dell’assaggiatore è quella di verificare che il vino che si andrà a degustare abbia raggiunto questa armonia dal punto di vista visivo,olfattivo e gustativo.Il rapporto che si crea tra l’assaggiatore e il vino deve basarsi sul “rispetto”e sulla massima competenza,affinchè anche la più semplice valutazione sia frutto di un serio,costante e corretto lavoro e non sia,al contrario,superficiale e approssimata. Si assaggia quindi per conoscere a fondo il mondo racchiuso nella bottiglia,per valutare se il contenuto è effettivamente valido e se rispetta le caratteristiche della sua origine.L’assaggiatore attento dovrà anche essere in grado di percepire e valutare la sua evoluzione nel tempo e quindi prevedere il suo grado di invecchiamento.Per poter fare questo c’è bisogno di un ambiente idoneo,pulito,senza odori,luminoso,con pareti dai colori tenui,riscaldato al punto giusto e con una buona aereazione.L’assaggiatore per fare un buon assaggio deve attenersi a delle regole:almeno un’ora prima deve astenersi dal mangiare,non fumare,non usare profumi e saponi intensi,non bere alcolici e caffè;dotarsi degli strumenti di lavoro.E’ un lavoro certosino,dietro le quinte,lontano da tutti ,ma importante.Il suo habitat è la cantina o un laboratorio.Diverso è invece il ruolo del Degustatore o Sommelier,la cui arte è più appariscente,fa più scena, perché vive a contatto con il pubblico in sala,la sua arte è quella di far star bene a tavola i commensali guidandoli nell’affascinante mondo dei vini,al fine di ottenere e consigliare il migliore abbinamento con le pietanze.Un noto psicologo lo ha definito”il professionista della felicità”.Saper usare al meglio i propri sensi significa saper scegliere meglio ciò che si mangia e si beve e in definitiva vivere meglio.Proprio i nostri sensi :vista,olfatto,gusto,tatto,udito sono il laboratorio per questo tipo di analisi,senza di loro non riusciremmo a fare niente e il mondo che ci circonda sarebbe piatto,senza emozioni.Tutto è fondato sulle sensazioni,cioè di un evento privato non trasmissibile direttamente fra due persone(es.la pressione di un’ala di una farfalla sul nostro braccio può essere descritta con tutti i termini possibili,ma non saremo mai in grado di far provare ad un’altra persona la nostra sensazione).Per poter far questo bisogna usare un altro termine, la percezione,cioè l’interpretrazione e identificazione delle sensazioni attraverso l’esperienza e la memoria.</p>
<p>Così possiamo dire che con la vista abbiamo sensazioni visive e interpretiamo la limpidezza,il colore,la consistenza,le anomalie.Con l’olfatto quantizziamo i profumi e la loro evoluzione,definiamo la qualità di un prodotto.La bocca nell’insieme sembra essere l’organo più importante,più appariscente, per la sua sensualità,ma meno interessante ai fini di una degustazione.Non dimentichiamoci dell’udito anch’esso importante perché impegnato a sentire i rumori,i suoni,la consistenza di un prodotto (vino,olio…).Molto più interessante è la parte retro-olfattiva in cui percepiamo gli aromi ,rappresenta la prova del nove di tutta la degustazione.Possiamo concludere dicendo che il mondo della sensorialità è affascinante perché ci procura emozioni ed il vino a pieno titolo è uno degli attori principali.Il vino va bevuto sempre in compagnia,da soli è triste,si beve troppo e male.Stappare una bella bottiglia con gli amici è il massimo,vicino ad un caminetto con una donna ,è seducente e sensuale e sicuramente ci procurerà sensazioni,emozioni che rimangono impresse per sempre nella nostra mente e se le descriviamo non potranno essere vissute allo stesso modo da chi ci ascolta.Che si è perso!</p>
<p><strong>Michele Trimarco</strong></p>
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