
Design foto Roberto Vodini
Il Belvedere di Palazzo Pepe, meglio conosciuto come Piazza d’Arte, nello splendido scenario del centro storico di Agropoli, ospiterà, l’opera di Tiberio Gracco dal titolo “Me”. L’opera sarà esposta dal 13 al 23 agosto 2010 al anche al Castello di Agropoli (Sa) e Dal 25 al 30 agosto al Palazzo Vargas Fondazione Gian Battista Vico a Vatolla (Sa) .
Così analizza l’opera Antonella Nigro, quale critico d’arte : “La scultura, un nudo accovacciato a grandezza naturale, costituisce l’assunto della ricerca dell’artista. Il “Me”, per fattura e plasticità, rievoca i famosi calchi pompeiani che mostrano, in maniera più che realistica, gli ultimi istanti di vita degli abitanti della città sorpresi nel sonno dall’eruzione del Vesuvio. Da questo punto di vista, risulta assolutamente in linea con gli studi di Tiberio Gracco, nativo di Pompei, sull’antichità, sulla storia, sull’arte del luogo. Naturalmente la proposta è molto più complessa, specie alla luce di una contemporaneità nella quale l’individualità e la comunicazione personale sono maggiormente compromessi da una pressante omologazione e da una chiusura nei confronti dell’altro. A ben vedere, un dettaglio risulta emblematico alla lettura dell’opera: il “Me” è rinchiuso su se stesso e manchevole di una gamba, una rappresentazione visiva della difficoltà di camminare, muoversi, rapportarsi e aprirsi alla vita.
Il nudo accovacciato rievoca, dunque, solitudine, ma i termini pessimistici sono travalicati da un aspetto fondamentale: l’isolamento del quale è protagonista il soggetto è anche sinonimo di silenzio, in quanto tale araldo d’introspezione in una costante ricerca del sé e, in questo, comprensione dell’altro e dell’esistenza”.
Una vera occasione per ammirare da vicino un opera che racchiude un evento storico, gli ultimi momenti di vita di un popolo alle falde del Vesuvio, l’opera rievoca la solitudine, l’isolamento, il silenzio la continua ricerca di se stesso. Le opere di Tiberio Gracco, pittore e scultore nato a Pompei, racchiudono nella loro espressione la vita che scorre fino ai nostri giorni, nella maniera più viva e suggestiva da toccare il cuore e la mente di chiunque osservi con apprezzamento l’arte presente in esse.
Roberto Vodini
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